Il Blogger

La mia storia comincia nel lontano 1982 nella meravigliosa città di Ferrara.

Dopo un’infanzia di cui non posso lamentarmi, ho vissuto un’adolescenza di alti e bassi (ma forse soprattutto di bassi…). Negli anni dell’università mi avvicinai alla settima arte, cominciando a realizzare i primi video con la mia storica amica e collega Rita Andretti, oggi personaggio di spicco della comunità cinese in Italia (o era della comunità italiana in Cina? Non lo ricordo mai).

Assieme a Rita costruimmo un palmares di tutto rispetto per quegli anni dove proliferavano i piccoli festival di cinema ai quali non si vedeva altro che i corti prodotti da sedicenti studenti del DAMS di Bologna. Erano anni difficili, in cui tutti i cortometraggi erano onirici o iniziavano con il protagonista che si svegliava di soprassalto da un brutto sogno. Erano i primi anni 2000.

Le nostre produzioni si raggruppavano sotto un marchio che in Emilia acquistò risonanza e rispetto: Rosebud Films (si… ci era piaciuto molto Citizen Kane e non avevamo fantasia per i nomi). E sotto quel marchio celavo la mia attività di regista e produttore esecutivo, aiutando altri giovani e imberbi filmakers a realizzare i loro cortometraggi. Tutto procedeva a meraviglia, sino a quando non mi scontrai con la dura realtà: per produrre ci vogliono soldi e, guarda un po’, sono nato povero.

Quindi imbracciai una Panasonic AGDVX100 (i miei colleghi coetanei si lasceranno sfuggire una lacrimuccia ora, non vergognatevene, va tutto bene… io ho una foto della mia vecchia Pana 100 sul comodino) e comincia a lavorare come operatore video e videomaker tuttofare. Feci di tutto. Davvero di tutto. Ma grazie a quegli anni di smarchettamenti conobbi tante persone, giovani e meno giovani, con la mia stessa passione e con la mia stessa energia e, sapete com’è, una cosa tira l’altra e mi ritrovai a fare esperienza come elettricista su piccoli cortometraggi, poi assistente camera e così via. Pian piano le marchette lasciavano posto a progetti sempre più interessanti e arrivarono anche le prime proposte di cortometraggi da fotografare.

Ma io non volevo. Non me la sentivo. Non sapevo farlo. E fu a causa di un losco figuro padovano, che per motivi di privacy chiamerò Christian C., che insistette per farmi fare la fotografia nel suo  cortometraggio, dove mi divertii un sacco e cominciò a piacermi l’idea di fare il direttore della fotografia.

E quindi cominciai a studiare. Continuai a fare esperienza come assistente, prestando però un occhio di riguardo al lavoro di chi era già un direttore della fotografia.

Lavoravo sempre con la mia fida Panasonic 100… ma c’era qualcosa che mancava… qualcosa che non mi bastava. E quando conobbi il P+S Technik capii che era proprio il look cinematografico che mancava alle allora diffusissime videocamere a CCD. Ma il bellissimo adattatore tedesco costava quasi 15.000 euro e non potevo certo permettermelo. Per cui mi lanciai su qualcosa di più economico ed allora sconosciuto. E questo fu il primo tassello del mio ingresso nella fotografia cinematografica.

Acquistai l’adattatore di una ditta americana allora sconosciuta e nascente, che aveva fatto i primi soldi vendendo a 100 dollari il manuale per costruirsi da soli il proprio adattatore per ottiche fotografiche. Questa azienda era la Redrock Micro. E fu grazie al loro modello M2 in combutta con un set di ottiche fotografiche Nikon acquistato a pezzi su ebay che riuscii a trovare quella marcia in più. Intendiamoci: l’adattatore era un pezzo di plastica terribile, montato su una struttura a canne da 15mm che rendeva la mia Pana 100 pesante quanto una 535 della Arri… ma faceva il suo sporco lavoro.

E grazie a quel giocattolo, cominciai a macinare una fotografia dietro l’altra. Sempre piccoli videoclip musicali e cortometraggi zero budget, ma intanto sperimentavo, capivo, imparavo.

E da lì si arrivò alla proposta di andare a Los Angeles a girare il mio primo lungometraggio… al quale ne seguì poi un secondo.

Ah, c’è anche da specificare che in quegli anni (era il 2007) si definì molto il mio stile. Lavorai moltissimo nell’horror, tanto che venivo chiamato quasi solo per produzioni horror. Oggi non è più così, ma devo tantissimo al panorama horror underground. E’ solo grazie a quello se ora ho una carriera. E considerate che a me l’horror non piace vederlo… ma girarlo è divertentissimo. E non mi importa se il film è trash o un capolavoro. L’horror (o il thriller in generale) è un genere dove fotograficamente ci si può sbizzarrire e questo mi ha permesso di divertirmi, di imparare ad amare questo lavoro e di imparare sempre di più.

Dico “imparare ad amare questo lavoro” perché è un lavoro bellissimo, ma è anche molto difficile. Quando conosco qualcuno e mi sento rivolgere la fatidica domanda “Che lavoro fai?” la mia risposta scatena sempre tantissimo entusiasmo ed una smitragliata di “Ma che bello! Che figata! Ma quanto sei fortunato!“. Poi però mi diverto sempre a spiegare cosa significa davvero fare questo mestiere: la lotta per trovare lavoro, le interminabili giornate di lavoro, le maldicenze, le invidie, i lunghi periodi senza lavoro… E a quel punto tutte quelle frasi di ammirazione si fondono in una ultima, semplice domanda: “Ma chi te lo fa fare?“.
Ecco perché dico che ho imparato ad amare il mio lavoro. Perché è così, lo amo. Perché posso rispondere a quest’ultima domanda con un sincero “Io. E’ ciò che amo fare“.

Chiedo scusa per la digressione sentimentalista… purtroppo ho il brutto vizio di andare fuori tema (come sa benissimo il mio professore di letteratura alle superiori).

Ad ogni modo. Premendo un attimo il tasto Fast Forward, ad oggi posso dire di essere ufficialmente un direttore della fotografia. E posso dirlo sin da quando venni ammesso in AIC (Associazione Italiana Autori della Fotografia Cinematografica… si lo so, l’acronimo non corrisponde esattamente ma non voglio annoiarvi sulla motivazione di questa cosa).
Fu per me un grande onore e quando mi comunicarono che ero divenuto un membro effettivo di quella che è la più importante associazione di categoria del Paese, feci i salti di gioia e, solo da allora, dico che di mestiere faccio il direttore della fotografia.

Da quando cominciai la mia carriera ho macinato parecchia strada. Ho girato un sacco di cose. Molte buone, altre meno buone. Molte portano il mio nome, di altre non ne verrete mai a conoscenza.

Ad oggi posso dire che continuo ad andare dritto per la mia strada, perseguendo il mio impegno come direttore della fotografia, ma anche per aiutare la community di filmakers/videomakers italiana. Sono infatti il proprietario e direttore di Indipendenti dal Cinema, un piccolo portale di informazione sul cinema indipendente.

So che sto chiudendo un po’ frettolosamente la presentazione di me stesso, perché c’è veramente tanto da dire. Ma preferisco raccontarlo poco per volta nei miei futuri post.

E comunque, per chi volesse approfondire un po’ sulla mia carriera, può sempre visitare il mio sito ufficiale: www.mircosgarzi.com

Quindi vi invito a seguirmi e a spulciare i contenuti del blog! Ne vedremo delle belle…